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Editoriali del settembre 24th, 2010

Un’agenda per la Chiesa del Regno Unito

24 set 9.07

Il successo del viaggio di Benedetto XVI

di Vincent Nichols*
Il viaggio apostolico di Benedetto XVI nel Regno Unito è stato  un successo straordinario. Il Papa è stato accolto ovunque con calore, entusiasmo  e gioia.
Certamente alcuni hanno espresso opinioni diverse, ma sono stati pochi  e isolati. Oltre mezzo milione di persone ha visto il Pontefice di persona e altre duecentomila   si sono riversate nelle strade di Londra  in occasione del suo passaggio. Ho avuto il privilegio di stare con lui nella papamobile. È stata un’esperienza meravigliosa  vedere  i sorrisi,  la gioia, il rispetto  e l’entusiasmo  su  così tanti volti. Questa visita ha arricchito molto i nostri Paesi.
È stata una visita di Stato ufficiale, ma  anche i  momenti solenni istituzionali  sono stati caratterizzati da grande calore. Sua Maestà la Regina era raggiante. E così erano anche i  principali leader politici che hanno incontrato il Papa nel palazzo arcivescovile a Westminster.  Secondo me il culmine della visita  è stato il discorso storico rivolto alle autorità politiche e religiose  di queste Nazioni, che hanno accolto  il Papa con un grande e caloroso applauso, e  che hanno continuato così per tutto il lento incedere nella grande sala  del Parlamento.
Il messaggio  della visita  è stato coerente e chiaro:  la fede in Dio svolge un ruolo importante nelle moderne società pluraliste. Il Papa ha spiegato con chiarezza che  non possiamo permetterci di dimenticare  o di trascurare  i nostri fondamenti culturali. La democrazia ha bisogno di fondarsi su  principi morali per essere stabile. Fede e ragione  servono l’una all’altra e si completano  l’una con l’altra.
All’aeroporto di Birmingham, nel suo discorso in occasione del congedo del Papa, il primo ministro britannico Cameron ha  richiamato questi  temi  in modo chiaro. Ha descritto  la visita  come «un grande onore per il nostro Paese» e ha ringraziato il Papa  per aver «posto interrogativi  sulla nostra società  e  su come trattiamo  noi stessi e  gli altri». Ha assicurato Benedetto XVI del fatto che «la fede è parte del tessuto  del nostro Paese. Lo è  sempre stata e sempre lo sarà. Come lei ha detto, Santità, la fede — ha aggiunto il premier — non  è un problema  da risolvere per i legislatori, ma piuttosto una parte vitale  del  nostro discorso nazionale». Ha citato il cardinale Newman, appena beatificato, il quale  affermò che una piccola azione per  recare sollievo ai malati  e ai bisognosi  o per perdonare  un  nemico,  manifesta maggior fede di qualsiasi «profonda conversazione religiosa».
Poi, il primo ministro ha lanciato il  suo appello al Papa: «Quando penserà al nostro Paese,  pensi  a un luogo  che non solo serba la fede, ma  che è anche profondamente e pacificamente  compassionevole». Credo  che  chi ha partecipato a questa visita  riconoscerà  la verità di  quelle parole.
Durante la visita, il Papa ha fissato una  nuova agenda per la Chiesa nel Regno Unito. In primo luogo,  ha definito il modo per parlare della fede  alla nostra complessa società. Le qualità che ha stabilito  come essenziali sono:  cortesia,  sensibilità verso i successi e i fallimenti di chi ascolta,   apertura di cuore,  disponibilità a  dire  cose difficili  con chiarezza e con ragione,  capacità di  non sopravvalutare le esigenze della fede.  Spero  che tutti coloro che in Gran Bretagna cercano  di parlare della fede mostrino  queste qualità.  Poi ha evidenziato il nucleo della testimonianza che dobbiamo rendere. Ci chiede  di «testimoniare la bellezza  della santità, lo splendore della verità  e la gioia e la libertà  di un rapporto  con Cristo» (dall’omelia nella cattedrale di Westminster).
La bellezza della santità   si è manifestata  tanto spesso  nelle liturgie  di questa visita,  in particolare  nei momenti di silenzio fervente  che  le hanno costellate. Chi potrà mai  dimenticare  il silenzio profondo di ottantamila persone  in preghiera di fronte al Santissimo Sacramento ad Hyde Park? Quel silenzio è d’oro.
Qualsiasi testimonianza  della verità,  se  la verità deve splendere, deve mostrare il fascino e la bontà della verità stessa più che la sua coerenza logica.
Una testimonianza di gioia e di felicità è stata data da moltissimi giovani. Fuori dalla cattedrale di Westminster  hanno promesso  di essere  i santi del XXI secolo. La loro disponibilità  alla preghiera  e la loro scelta del silenzio,  insieme con  la loro cortesia   e la loro compassione concrete, mostrano  che  stanno imparando la via.
Il terzo aspetto  degli orientamenti  che abbiamo ricevuto  dal Pontefice va visto nel modo in cui ha attirato la nostra attenzione verso Cristo, Cristo taumaturgo, Cristo che ha offerto  se stesso in sacrificio  sulla croce, Cristo che rende quel sacrificio  presente a noi nella messa, Cristo che continua a offrire un eterno sacrificio al Padre celeste. A questo proposito Benedetto XVI ci ricorda  che solo nel dono  del sacrificio personale di Cristo troveremo la libertà per esprimere l’oblazione di sé,  che  è al centro  di tutto l’amore autentico e  duraturo. Conosciamo tutti la nobiltà del  rinunciare a ciò che vogliamo  per  il bene di quanti amiamo. Tutti  sappiamo che il sacrificio è una parte chiave  della realizzazione di sé. Lo facciamo sempre. Ciò è compreso nel mistero di Cristo  e diviene veramente salvifico. Solo in tale mistero  possiamo superare  i nostri fallimenti  e  ricominciare, e dobbiamo farlo. In tale contesto, il Papa ha ripetuto di nuovo il suo dolore  e  la sua costernazione per il crimine degli abusi sui bambini all’interno di ambienti cattolici e per il fallimento di noi vescovi che a volte non siamo riusciti ad affrontare tali problemi in modo efficace.
Il Papa ci ha lasciato un’agenda di  maggiore cooperazione  con le autorità pubbliche  per il bene comune. Ci ha ricordato  che  in un momento di difficoltà finanziaria  la nostra generosità  e la nostra sensibilità  verso le necessità degli altri saranno interpellate maggiormente. Ci ha anche lasciato un’agenda  di maggiore cooperazione fra la Santa Sede e il Governo britannico su una gamma di questioni internazionali di interesse reciproco:  l’alleviamento della povertà  e  della mortalità  materna, la tutela dell’ambiente,  il progetto di educazione primaria  nelle  zone più povere del mondo.
È stata una visita veramente notevole. Il Papa ha  contribuito a un importante passo nella nostra  ricca storia  e ci aiuta a delineare il nostro futuro.  Rendiamo grazie  a Dio   per il suo ministero  e lo assicuriamo del nostro amore e delle nostre preghiere.
*Arcivescovo di Westminster  Presidente della Conferenza episcopale  di Inghilterra e Galles