RSS
 

Editoriali del agosto 30th, 2010

La dolcezza di Davide e la sapienza di Salomone

30 ago 7.35

Pubblicato dall’Archivio Segreto Vaticano il primo volume relativo al 1930 dei «fogli di udienza» del cardinale Eugenio Pacelli segretario di Stato di Pio XI

Una fonte finora ignota di straordinario interesse per la storia contemporanea. Ecco, in estrema sintesi, i «fogli di udienza» del cardinale Eugenio Pacelli — dall’8 febbraio 1930 segretario di Stato di Pio xi e dopo la morte del Pontefice (10 febbraio 1939) suo successore con il nome di Pio XII — appena pubblicati nel volume I «fogli di udienza» del cardinale Eugenio Pacelli segretario di Stato, i (1930), a cura di Sergio Pagano, Marcel Chappin, Giovanni Coco, Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, 2010 («Collectanea Archivi Vaticani», 72), pagine XXV + 591, con 12 tavole fuori testo, euro 45.

Già quattro giorni dopo la nomina, il 12 febbraio, il porporato iniziò ad appuntare gli incontri con il Papa, e poi anche quelli con diplomatici ed ecclesiastici, con una consuetudine mantenuta quasi quotidianamente per un decennio, fino a poche ore prima della scomparsa di Pio XI. Conservati dall’autore anche dopo l’elezione papale, i 2627 fogli che compongono la serie danno conto, con precisione e immediatezza, di innumerevoli questioni trattate in 1956 udienze, illuminando la prassi di lavoro nel cuore della Santa Sede. Attraverso questa emerge con nettezza la sapiente energia di governo di Pio xi, accanto all’intelligente e assoluta fedeltà di Pacelli.

A quanto risulta dalla documentazione, già il cardinale Pietro Gasparri — predecessore di Pacelli alla guida della Segreteria di Stato (1914-1930) — aveva lasciato appunti occasionali delle sue udienze, ma fu proprio Pacelli a inaugurare la prassi dei «fogli di udienza», poi seguita in vario modo dal suo successore nella carica, il cardinale Luigi Maglione (1939-1944), e dai due «dioscuri» che collaborarono strettamente e fedelmente con Pio XII e con Giovanni XXIII: i monsignori Giovanni Battista Montini (poi divenuto Paolo vi) e Domenico Tardini, autori di moltissimi scritti, appunti, pro-memoria, in larghissima parte ancora inediti (tra questi il diario di Tardini, solo parzialmente pubblicato).

I «fogli di udienza» del cardinale Pacelli sono appunti finalizzati al lavoro della Segreteria di Stato e della Curia romana in stretta dipendenza da Pio xi: un lavoro in progressiva crescita e che il nuovo segretario di Stato organizza prendendo progressivamente in mano e svecchiando un organismo secolare, ma preoccupandosi soprattutto del «bene delle anime», a conferma di quel profilo religioso e sacerdotale già riconosciutogli da alcuni contemporanei, tra cui soprattutto Ernesto Buonaiuti.

Questa particolare natura delle carte spiega la loro scarna essenzialità, anche se — spiega il prefetto dell’Archivio vaticano, il vescovo barnabita Sergio Pagano nella presentazione del volume, di cui diamo in questa pagina alcuni stralci, insieme ad altri brevi estratti — non sono «rari i casi nei quali Pacelli, quasi stenografando, registra le parole stesse del Papa; e in questi casi bisogna pensare che Pio xi dettasse le sue volontà al segretario di Stato con certa calma, in modo che questi potesse riportarne le esatte parole».

Valutazione confermata dalla testimonianza del cardinale Giuseppe Pizzardo che così ricordava l’antico amico e collega, insieme all’origine di questa preziosa fonte documentaria: «Quasi tutte le mattine alle 9 saliva all’udienza del Santo Padre, ed oltre alle pratiche da riferire, portava seco un foglio di carta di dimensioni particolari. In esso scriveva distintamente per ogni affare, e quasi sotto dettatura, la mente del Santo Padre». Aggiungendo che i «fogli costituiranno una precisa fotografia della sua collaborazione al grande pontefice Pio xi». Da parte sua il cardinale Alfredo Ottaviani, specificherà che gli appunti del segretario di Stato «rimanevano nelle sue mani a testimonianza delle decisioni pontificie e a riscontro delle esecuzioni».

E proprio il carattere di strumento di lavoro dei «fogli di udienza» spiega il fatto che il loro autore li abbia sempre conservati con sé, anche dopo l’elezione papale. Ordinati poco dopo la sua morte tra il 1959 e il 1961, sono stati riscoperti nel 2004. Con il primo volume, che presentiamo in queste pagine, è iniziata la loro edizione, aperta dalla prefazione del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato di Benedetto xvi, qui accanto integralmente anticipata.

Puntuali e scarni, i «fogli di udienza» hanno richiesto per la pubblicazione un imponente lavoro di controllo e di scavo nei fondi dell’Archivio Vaticano, che risulta dall’abbondantissima annotazione a cui i curatori hanno aggiunto un ricco apparato: dall’ampia trattazione introduttiva di Giovanni Coco sulla nomina e i primi passi del segretario di Stato alla prosopografia, che identifica i principali personaggi ricorrenti nelle carte pacelliane, sino agli indici, in particolare quello dei nomi, dei luoghi e delle istituzioni.

Nominato segretario di Stato l’8 febbraio 1930 — singolarmente proprio lo stesso giorno in cui nel 1901, non ancora  venticinquenne, aveva  varcato per la prima volta la soglia della Segreteria di Stato — il cardinale Pacelli ebbe dalla Bulgaria un singolare augurio, formulato da un vecchio monaco ortodosso al rappresentante pontificio, che invocava per lui «la dolcezza di Davide e la sapienza di Salomone». A scrivere al futuro Pio XII era chi gli sarebbe succeduto con il nome di Giovanni XXIII.  (g. m. v.)

 

Il cuore dell’Inghilterra

30 ago 7.33

Aspettando Benedetto XVI

di Ferdinando Cancelli

Alle quattro di un pomeriggio estivo Londra sembra un formicaio di turisti, un groviglio di linguaggi nel quale a stento si riconosce l’inglese. A uno sguardo più attento ci si accorge che la folla, quasi seguendo invisibili arterie, percorre sempre le stesse strade, attratta dalle facili lusinghe di un benessere ostentato o dai vari luoghi di visita che nessuna guida ometterebbe. La chiesa di Old Chelsea non è fra questi: quasi si specchia nel Tamigi in una zona poco servita dai mezzi pubblici, tanto lontana dalle mete tradizionali che anche il tassista ci chiede di guardare meglio la cartina della città per arrivarci. Eppure è nel cuore di un antico ed elegante quartiere del centro, appena ombreggiata da quegli stessi platani che alla sera discretamente nascondono le finestre illuminate dietro alle quali in anni passati si sarebbero visti cenare personaggi come Oscar Wilde, Howard Carter, John Singer Sargent o Agatha Christie. Scendendo dal taxi si nota il silenzio di una statua che guarda il fiume e un’emozione sottile si rende palpabile come il battito di un cuore che credevamo perduto: san Tommaso Moro è qui una presenza viva e rassicurante. Se c’è un luogo nel quale si comprende appieno il motto scelto per la prossima visita del Santo Padre nel Regno Unito e dal cardinale Newman per il suo stemma, è proprio questo: Hearth speaks unto Hearth, «Il cuore parla al cuore». Il cuore della Chiesa che è in Inghilterra parla a quello dei suoi fedeli anche e soprattutto attraverso i suoi santi e lo fa con una voce che può essere ascoltata più chiaramente in luoghi spesso trascurati: da qualche parte nella Old Chelsea potrebbe trovarsi, per suo esplicito desiderio, il corpo di Tommaso Moro. All’interno della chiesa si può ancora ammirare una lunga iscrizione, sfuggita alle distruzioni della seconda guerra mondiale, nella quale lui stesso, nel 1532, commemorando la sua prima moglie, esprimeva il desiderio di essere sepolto nello stesso luogo: non sappiamo con certezza se la figlia Margaret abbia realmente compiuto quanto auspicato dal padre ma è quanto basta per togliere quella patina che, deposta dal tempo o dalla superficialità di un turismo vorace, rischia di rendere anche le chiese simili a sbiaditi e scialbi musei rendendo quasi impercepibile il battito della Vita che in esse continua a scorrere accanto alle tragiche vicende umane.

Come quelle accadute una cinquantina di chilometri più a est di Londra, quasi sul Mare del Nord: nel tardo pomeriggio del 29 dicembre 1170 l’arcivescovo Thomas Becket veniva affrontato e trucidato da quattro uomini nel transetto nord est della cattedrale di Canterbury. Il luogo, nel quale attualmente sorge un sobrio altare in nuda pietra sormontato da un moderno crocifisso di stilizzate spade incrociate, si trova lungo il percorso suggerito per la visita alla cattedrale ma è forse uno dei meno scenografici se confrontato con le sfavillanti vetrate medievali o le tombe di re e regine: per sentire battere il cuore del santo arcivescovo Tommaso che seguiva le orme del suo Maestro è necessario soffermarsi, fare silenzio, lasciarsi permeare anche dalla dimensione umana del dramma vissuto in quel nascosto transetto.

«Il cuore parla al cuore»: si lasciano luoghi come questi con la certezza di aver bisogno di tornarvi per sincronizzare il proprio cuore con quello della madre Chiesa, per imparare ad ascoltare davvero le parole che, dal cuore, Benedetto XVI rivolgerà ai fedeli nel suo ormai imminente viaggio.