Un’esperienza per educare alla fede
di Lucetta Scaraffia
Nell’antica e bellissima chiesa del Crocefisso di Todi, dove in questo periodo estivo vado a messa la domenica,
il parroco celebra aiutato da almeno quattro chierichette e chierichetti, fieri delle loro belle tuniche bianche
ornate di rosso, composti e seri anche se in genere molto giovani, intorno ai dieci anni. Uno dei più assidui è un
ragazzino più piccolo degli altri, vivacissimo, che fatica a stare fermo nei momenti in cui il servizio glielo
impone, sempre il primo a correre qua e là se c’è da prendere qualche oggetto liturgico, ma concentrato nel suo
importante compito, che prende molto sul serio. È un esempio vivente di come un bambino possa capire
l’importanza del suo ruolo di assistente del sacerdote durante la messa, e un esempio per noi fedeli adulti di
come si possa seguire con attenzione ogni fase della liturgia. Possiamo distrarci noi, quando lui così piccolo e
vivace non si perde un momento della celebrazione?
In occasione dell’incontro di Roma si è parlato di nuovo dei chierichetti. Termine che preferisco a quello, più
corretto, di «ministrante» perché sono affezionata a questo antico modo di chiamare i ragazzi che assistono il
sacerdote, così come mi piace tanto l’espressione, un tempo diffusa, «servir messa», perché anche con queste
06
AGO
15.38
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parole la Chiesa cattolica ha intessuto la tradizione culturale di tante generazioni che ci hanno preceduto. Fare
il chierichetto costituisce un modo intenso e responsabile di vivere la propria identità cristiana, un’esperienza
che non ha eguali, ben diversa dalla lettura delle Sacre scritture o dalla frequentazione del catechismo,
anch’essi senza dubbio momenti centrali di una educazione cattolica. Ma servire messa vuol dire assistere da
vicino, anzi collaborare direttamente al mistero centrale della nostra fede, ed esservi attenti significa farsi
responsabili della riuscita di quel miracolo costante che è ogni celebrazione liturgica.
E si sa che per i ragazzini la partecipazione concreta, l’esperienza, hanno un peso molto maggiore che non il
solo apprendimento o la sola lezione morale. Lo sapeva anche una grande educatrice come Maria Montessori,
che arrivò a far costruire per i suoi allievi degli oggetti liturgici e degli altari in miniatura, suscitando molte
perplessità nella Chiesa. Si possono ben capire i problemi che poneva questa singolare forma di educazione
alla vita religiosa, ma è interessante che la pedagogista avesse colto l’importanza per i più giovani di questo
modo privilegiato di avvicinarsi alla sfera del sacro.
Fare il chierichetto è sempre stato percepito, infatti, come un servizio ma insieme come un privilegio perché
porta al cuore della celebrazione liturgica, nello spazio dell’altare, a contatto diretto con l’eucaristia.
L’esclusione delle bambine da tutto questo, per il solo motivo di appartenere al sesso femminile, è sempre
pesata molto e ha significato una disuguaglianza profonda all’interno dell’educazione cattolica, che per fortuna è
stata cancellata ormai da qualche decennio. Anche se forse molti parroci si sono rassegnati alle chierichette
solo in assenza di ragazzi disponibili, per le giovani superare questa frontiera è stato molto importante, e così
infatti è stato compreso: lo dimostra la presenza di una maggioranza femminile al decimo raduno dei
ministrantes che si è appena svolto alla presenza del Papa.
Per le ragazze entrare nello spazio dell’altare ha significato la fine di ogni attribuzione di impurità al loro sesso,
ha significato la possibilità di vivere anch’esse questa esperienza formativa di straordinaria importanza
nell’educazione religiosa, ha significato un’attenzione diversa alla liturgia e un avvicinamento alla fede
nell’accostarsi al suo stesso cuore.
E questi ragazzi allegri, festanti e fieri del loro ruolo, che sono andati a Roma per portare a Benedetto XVI il loro
affettuoso entusiasmo sono stati, non certo nell’intenzione ma di fatto, una risposta concreta e positiva alle
accuse, vere e false, che la Chiesa si è vista lanciare in questi mesi. E la conferma che un ruolo antico, quello
del chierichetto che aiuta il sacerdote nella liturgia, costituisce ancora un’esperienza decisiva per l’educazione
alla fede.